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M2Tech Young DSD, il mito cambia veste

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M2Tech Young DSD, il mito cambia veste

Messaggio  Stentor il Dom 20 Set - 22:55

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Alcuni anni fa, M2Tech ha esordito nel mondo di costruttori di dac con il mitico Young.
Il suono, al tempo, mi aveva lasciato senza parole: chiaro ed equilibrato, aveva un incredibile fuoco e un ottimo soundstage. Era dotato di un DSP per l'elaborazione del segnale digitale ed era compatibile con flussi PCM fino a 384Khz/32 bit.
A mio parere, non esisteva dac migliore nella sua fascia di prezzo e anche molto oltre.

Ma le nuove richieste di mercato, con il passar del tempo, hanno  reso “vecchio”  il mitico dac, al quale, a tuttora, mancano alcune importanti funzioni: ecco quindi l'esigenza di creare la nuova versione DSD.
Le novità sono davvero tante:

ingresso USB finalmente driverless per Mac e linux,
compatibilità con i flussi DSD64 e DSD128,
uscite bilanciate,
controllo del volume nel dominio analogico.

Gli ingressi digitali, come nella vecchia versione, sono fra i più completi.

Troviamo, nell'ordine, ben tre Spdif, due elettriche (Rca e Spdif) e una ottica Toslink.
A queste, si aggiunge l'ingresso “professionale” Aes/Ebu e, ovviamente, il nuovo Usb basato su chip Xmos.

Le uscite sono bilanciate, ma mancano le tradizionali single ended (Rca). Passi la carenza di spazio, ma avrei di gran lunga preferito un cabinet leggermente più grande con entrambe le uscite. In  compenso, vengono forniti di serie gli adattatori Xlr/Rca.

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Sul frontale, scompare il bellissimo display a led con la rete forata curva a favore di un Lcd con la manopola di regolazione del volume.
L'estetica ne risente, e perde gran parte del suo fascino. Inoltre, visto il costo del dac, a mio avviso sarebbe stato più adeguato utilizzare un Oled.

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Non mi dilungherò sul funzionamento dei comandi, ma voglio segnalare un'importante opzione.
Mi riferisco alla possibilità di aumentare la tensione di uscita al fine di pilotare direttamente gli amplificatori, trasformando il dac in un vero pre.

L' M2Tech young DSD utilizza il “solito” Texas Instruments PCM1795, ma la vera novità consiste nello stadio di uscita, che ora include il controllo del volume.
Dopo il Dac 1795 e gli operazionali che si occupano della conversione del IV ordine, è stato inserito un filtro passabasso passivo e il controllo di volume analogico Cirrus CS3318, utilizzando direttamente il buffer interno del chip per pilotare le uscite.
Tutto questo al fine di limitare il numero dei componenti attivi attraversati dal segnale.

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Per finire, segnalo il telecomando fornito di serie e l'alimentatore esterno “upgradabile”.

Ma quello che più conta alla fine è il suono e quindi l'ho inserito nella mia catena di riferimento composta da pre McIntosh C220, amplificatore McIntosh MC252, diffusori Focal Mini Utopia e un sub Matrix Dual 15” spinto da un Eam Lab Ha600 MKII.

Ho quindi voluto effettuare il primo confronto con un economico ma equilibrato Dac Denon HA300 Usb.
E' sempre “pericoloso” fare una comparazione con un dac di fascia inferiore ma ben suonante, in quanto il più costoso contendente è obbligato sfoderare una prestazione significativamente migliore per giustificare il maggior esborso economico.
Ma il nuovo Young si comporta egregiamente, posizionandosi, ad un primo ascolto, su un livello di prestazioni nettamente superiore.
La prima cosa che si percepisce è infatti una migliore efficienza della gamma bassa a favore del dac italiano: i bassi sono ben presenti, ma decisamente più articolati e senza fastidiose code. Il piccolo Denon di colpo si trova in affanno, offrendo una prestazione modesta rispetto al suo sfidante.

Lo Young mette poi in luce la capacità, ereditata dal vecchio modello, di mettere perfettamente a fuoco ogni strumento e di ricreare un soundstage credibile.
Anche la sensazione di velocità è maggiore, pur non essendo un fuoriclasse (utilizzando l'alimentatore fornito di serie).

Sul versante della ricchezza armonica e della fluidità del suono, giungono altre belle notizie. Ad esempio, il suono della chitarra folk è ricco e credibile, mentre non si avverte alcuna sensazione di grana.
La gamma altissima riesce a essere anche un filo dolce ma sulla gamma medio alta ho avvertito saltuariamente una certa fatica di ascolto.

La sensazione è simile a quella avvertita guardando una fotografia leggermente sovraesposta.

Riguardo al funzionamento, l'ascolto è stato fluido, a parte qualche piccolo “toc” nelle casse durante il passaggio fra file PCM e DSD.
Nulla di serio e di nuovo (si tratta di un problema pesenta ache in altri dac concorrenti), ma spero che le prossime versioni del firmware possano risolvere il disturbo.

Ho voluto comporre il secondo setup con un amplificatore con due valvole 211 in single ended e con diffusori monovia che utilizzano i nuovi Jordan Eikona.
Oltre al solito dac Denon, era presente un bel giradischi Garrad 301 con braccio SME 3009 e una splendida puntina mc. Il pre phono era un prototipo a valvole della Audionemphasis.

I diffusori presenti nella nuova catena non offrono sicuramente le loro migliori prestazioni ai limiti della banda. In basso non scendono tanto e, abbinati con l'amplificatore valvolare, non sono nemmeno troppo controllati, mentre in alto non hanno l'ariosità dei migliori e sono, ovviamente, piuttosto direttivi.
Hanno tuttavia anche un grande pregio: le voci sono riprodotte magnificamente e la musica risulta sempre naturale e credibile.

Primo giro con il vecchio Denon. La differenza rispetto al setup analogico è sensibile. Si nota una minore ariosità in gamma alta e un soundstage più piccolo.
Anche la sensazione di dinamica, nonostante le misure suggeriscano il contrario, è appannaggio del setup analogico.
Però il piccolo giapponese, con i suoi limiti, sfoggia un timbro altrettanto naturale e si lascia ascoltare per ore riuscendo anche ad emozionare. Senza un confronto diretto con la precedente sorgente, non avrei avuto nulla da ridire: ottimo ascolto.

A questo punto, arriva il momento dello Young. Il suo inserimento si fa subito sentire e la gamma bassa diventa più articolata. La gamma media appare tuttavia più leggera e la sensazione di sovraesposizione si avverte maggiormente rispetto al mio setup.
Pur essendo certo che molti audiofili avrebbero apprezzato ugualmente questa impostazione che strizza l'occhio a certe sonorità “hi-end”, per quel che mi riguarda ho avvertito un po' di fatica di ascolto e, sopratutto, un timbro che, a differenza del Denon, è meno naturale e più lontano dal riferimento analogico.
Sarebbe stato interessante provarlo anche con un alimentatore migliore risetto a quello di serie o, addirittura, con quello prodotto direttamente da M2tech come upgrade (il Van der Graaf), per apprezzarne gli eventuali miglioramenti.

Ultima cosa: il confronto con la vecchia versione. Difficile farlo a memoria: si rischiano enormi svarioni. Posso solo dire che ricordo il vecchio dac come più vivace e nel medesimo tempo naturale all'ascolto. Ma forse sono solo emozioni.
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Re: M2Tech Young DSD, il mito cambia veste

Messaggio  Stark il Lun 21 Set - 6:41

Bella recensione Stentor complimenti.
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Re: M2Tech Young DSD, il mito cambia veste

Messaggio  abacrax il Lun 21 Set - 10:20

Alla fine ti è piaciuto di più il vecchio Young no
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Re: M2Tech Young DSD, il mito cambia veste

Messaggio  David78 il Lun 21 Set - 22:14

Ho avuto la stessa sensazione leggendo l'articolo.
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Re: M2Tech Young DSD, il mito cambia veste

Messaggio  Stentor il Lun 21 Set - 22:26

In effetti ho un ricordo migliore della vecchia versione .... ma non prendete alla lettera tutto questo: non ho fatto alcun confronto diretto.
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Re: M2Tech Young DSD, il mito cambia veste

Messaggio  Caleb il Sab 3 Ott - 14:30

Il primo Young era un DAC veramente ben riuscito. ok 2

______________
Alessandro
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